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Perché il teatro esiste?



Questa è la prima domanda che mi sono posta quando ho iniziato a chiedermi se davvero volessi fare il mestiere dell'attrice. Mi sono detta: fai il dottore per curare, l'insegnante per insegnare, l'avvocato per difendere, l'idraulico per riparare dei tubi, ecc ecc. E l'attore? Perchè si fa il mestiere dell'attore? Che obiettivo e soprattutto che utilità ha il suo mestiere?

E' stato un po' più facile rispondere a queste domande dopo aver studiato la storia del teatro e il valore catartico della messa in scena.

La catarsi è quel fenomeno rituale e magico che gli antichi greci sperimentavano, riunendosi insieme in un luogo per assistere allo spettacolo straordinario della Tragedia, in cui estratti di vita umana e divina prendevano luce davanti a tutta la comunità. Nella catarsi tragica infatti, attraverso il rito, le forti vicende rappresentate suscitavano, tanto nel pubblico quanto negli attori, una purificazione dell’animo e un distacco dalle pulsioni negative. Nel proseguire la mia ricerca ho indirizzato l’attenzione al teatro classico romano, e poi alla struttura del teatro sacro del Medioevo e del teatro elisabettiano, con tutta la meraviglia poi dei decenni a seguire. E ho constatato che il teatro cambiava forma, cambiava aspetto, ma non spariva mai.

Allora mi sono chiesta quale fosse la ragione per cui, pur mutando profondamente forma e contenuti nei secoli, il teatro fosse riuscito ad adeguarsi alla storia, all’avvicendarsi delle diverse epoche, senza mai perdere vitalità.

Da dove nasce la sua forza?

Sappiamo, dall’analisi delle sue radici, che il teatro è un rito.


Mi vengono in mente le parole che Saint-Exupérie scrive ne “Il Piccolo Principe”:

Volpe: Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi. Scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa a quale ora, io non saprò mai quando preparare il cuore, ci voglio i riti.

Piccolo Principe: Che cos’è un rito?

Volpe: Anche questa è una cosa che gli uomini hanno dimenticato. Un rito è quello che fa un giorno diverso da tutti gli altri. Per esempio, c’è un giorno in cui i miei cacciatori ballano con le ragazze del villaggio e io quella sera posso avvicinarmi e sentire la musica. Ecco, questo è un rito. Una piccola vacanza settimanale. Per me questo giorno è diverso dagli altri.


Ecco allora farsi largo l’epifania di un’idea semplice: pensare al teatro come un giorno diverso dagli altri, qualcosa di straordinario che si inserisce nell’ordinario, apportandovi una ventata di rinnovamento e di energia.

Anticamente il teatro nasce proprio come un rito religioso, infatti sarà durante le Dionisie, le feste dedicate al dio Dioniso, che si avranno le prime rappresentazioni teatrali e i primi agoni; un contesto rituale, religioso, e questo ci riporta alla dimensione dello straordinario che irrompe, con tutta la sua forza di rinnovamento, nell’ordinario.

Il termine teatro, dal latino teathrum e dal greco θέατρον, tema θεαομαι, significa “guardare, essere spettatore”. Quindi un’azione passiva ma anche attiva nello stesso tempo. E questo guardare, attivamente e passivamente, permette la catarsi.

Xἁθαρσις, letteralmente purificazione, secondo Aristotele era quella particolare situazione nella quale gli spettatori si immedesimavano nei protagonisti attraverso il processo di mimesi, cioè imitazione. Questo è molto simile al moderno concetto di transfert e consente al pubblico di identificarsi con le passioni rappresentate e, mediante questo processo interiore, di liberarsene.

La catarsi era insomma un processo di purificazione di enorme valore sociale che aveva come risultato una crescita, una trasformazione: al termine della rappresentazione lo spettatore usciva dal teatro come una persona nuova, un cittadino migliore.

Proprio per questo motivo andare a teatro in Grecia era considerato per ogni cittadino un dovere oltre che un diritto e il ruolo dell'attore era tra i più rispettabili ed importanti nella società. Addirittura lo Stato stesso aveva creato una cassa pubblica, il theoricòn, con cui si rimborsava il biglietto agli spettatori meno abbienti proprio perché le rappresentazioni erano destinate a tutti.

Dopo il periodo dell’Atene delle tragedie del V secolo, il teatro ha subito molte variazioni. Piano piano se ne è perso il valore sacro, educativo e catartico e, insieme al teatro, anche la figura dell’attore e dell’artista è andata in decadenza, fino ad arrivare nella Roma Imperiale in cui gli attori e le attrici erano saltimbanchi e prostitute che ballavano e recitavano sui tavoli in cui gli uomini bevevano vino.

Ma, proprio a Roma, è accaduta una cosa molto particolare.

Infatti, con le tragedie romane, il “potere” intuì la potenza rivoluzionaria del teatro a livello emotivo e sociale e, così, ogni volta che veniva indetto uno spettacolo durante un particolare periodo dell’anno, veniva edificato un teatro che subito dopo però veniva distrutto, per non lasciare uno spazio in cui gli uomini potessero esprimersi liberamente.

Il teatro aveva assunto un’importanza talmente grande da essere percepito come elemento dirompente e destabilizzante, addirittura pericoloso.

Passando il tempo, anche i luoghi deputati alle rappresentazioni cambiarono. Nel medioevo, per esempio, i teatri divennero le Chiese, i chiostri, i monasteri. Ancora una volta il teatro non smetteva di vivere, cambiava solo la sua forma trovando nuove possibilità di declinazione anche nei pageants, i meravigliosi carri su cui in epoca medievale erano messi in scena i miracle plays.

E' proprio nelle origini del teatro che nasce il germe della libertà di espressione e di emozione di gruppo, cioè quegli elementi che ritengo siano alla base del potere terapeutico intrinseco del teatro, concepito come un setting protetto in cui possano trovare spazio e vita emozioni condivise, in sostanza un luogo rituale, in cui si possa attuare un processo di crescita comunitaria. Forse il teatro ha attraversato i secoli grazie a questa dimensione rituale. Forse allora è proprio il rito creativo che tiene in vita il teatro in tutta la sua forza.

Ma attualmente sopravvive la dimensione rituale del teatro?


Nel prossimo post proveremo a rispondere a questa domanda!

© Copyright Mariagabriella Chinè

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